Il bambino "pigro". Davvero?

Pubblicato: Mercoledì, 03 Maggio 2017

“Il suo bambino è pigro, per questo non poppa”. Rimango sempre senza parole quando sento che alle mamme viene fornita questa spiegazione riguardo a un bambino che ha delle difficoltà di allattamento. I bambini nascono con l’istinto di sopravvivere, e questo vuol dire istinto di poppare. Come possono, appena nati, essere troppo pigri per farlo?

Ragioniamo sul concetto di pigrizia: pigro è qualcuno che rifugge dalla fatica, che è svogliato. In altri termini qualcuno la cui motivazione all’azione è troppo bassa per intraprendere volontariamente lo sforzo richiesto per compiere l’azione. Non definisco pigro qualcuno che è troppo debole per sollevare un peso, qualcuno che è troppo basso per raggiungere un oggetto in alto, qualcuno che non mangia perché non ha come procurarsi il cibo.

Un bambino che non poppa è un bambino che non riesce a poppare perché qualcosa glielo impedisce (l’attacco inadeguato, un dolore, un torcicollo, un frenulo, eccetera) oppure perché non ne ha le energie, magari proprio perché non sta mangiando abbastanza. Nessun bambino sceglie di non poppare perché “non ne ha voglia”.

Bambina pigra dorme al senoLa caratteristica comune dei bambini definiti “pigri” è che si arrendono o si rassegnano invece di segnalare chiaramente con il pianto che qualcosa non va, come fanno gli altri. Definire pigri questi bambini è ingiusto perché nella loro rassegnazione non c’è niente di volontario o premeditato.

Un bambino che si addormenta al seno prima di aver poppato abbastanza, quindi, non è un bambino svogliato, ma un bambino che ha bisogno di aiuto, spesso per uscire da un circolo vizioso causato dalla sua difficoltà e dallo scarso apporto di latte. Certo, talvolta ci possono essere bambini ipotonici che per questa condizione fanno fatica a poppare, ma ipotonia non vuol dire pigrizia: le parole sono importanti! E soprattutto, anche in queste situazioni se si identifica la causa è possibile intervenire. Attribuire invece pigrizia al bambino è facile, definitivo, e deresponsabilizza: "Signora, il suo bambino è pigro, c'è poco da fare. Le conviene dare l'aggiunta". Ma la pigrizia non è nel bambino, è in colui che vi dice che il bambino è pigro.

Nelle prime settimane ci sono tante cause, alcune comuni alcune rare, che possono portare a comportamenti che vengono erroneamente definiti come “pigrizia” del bambino. Sono cause sia legate alla gestione dell'allattamento (separazione mamma-bambino, allattamento a orario, limitazione della durata della poppata), sia a problemi nella suzione (attacco al seno superficiale o scorretto, torcicollo, asimmetrie posturali o strutturali, frenulo corto, ittero), sia a problemi dal lato materno (ritardo della montata lattea a causa di insufficiente stimolazione nelle prime ore, per placenta ritenuta, diabete gestazionale o altri problemi endocrinologici; dolore e inibizione del riflesso di emissione; insufficienza del tessuto ghiandolare etc.).

Il professionista preparato è in grado, osservando attentamente la poppata, ascoltando la storia dell’allattamento e magari a volte facendo vari tentativi, di identificare la causa del comportamento del bambino e trovare quindi la strategia migliore per affrontare il problema.

Quando qualcuno vi dice che il vostro bambino è pigro, perciò, drizzate le orecchie. Per adesso ha avuto la brillante trovata di colpevolizzare il bambino, ma un domani potrebbe colpevolizzare voi, magari come mamma pigra. Piuttosto, chiedete un secondo parere.

Le informazioni contenute in questo sito sono basate su evidenze scientifiche e accurate al meglio delle mie conoscenze, ma le situazioni individuali possono variare e le eccezioni sono sempre possibili, per questo in caso di dubbio è bene chiedere una consulenza personaleInoltre non intendono in alcun modo sostituire parere medico.